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Sicurezza digitale e gestione delle immagini: cosa fare contro furti e violazioni

Sicurezza digitale e gestione immagini cosa fare contro furti e violazioni
Sicurezza digitale e gestione immagini cosa fare contro furti e violazioni

Cosa hanno in comune lo scandalo del sito sessista e quello delle telecamere-spia?

Alcuni ethical hacker lo avevano già denunciato sei anni fa!

Sto parlando del sito sessista chiuso dopo la denuncia del sindaco di Firenze, e già riaperto sicuramente sotto qualche altro dominio finché non finirà di nuovo sotto la lente dei controlli della Polizia Postale.

Non si parla d’altro nelle ultime settimane e non è necessario che spieghi cosa è successo, già i media hanno fornito tutti i dettagli. Il mio obiettivo invece è indagare sulle ragioni, e analizzare soluzioni possibili a un fenomeno che ormai non conosce più limiti e che, con l’evoluzione del digitale e degli strumenti informatici, dilaga e miete sempre più vittime, a volte inconsapevoli.

Quello dei siti sessisti è uno scandalo che viaggia in parallelo con quello delle telecamere-spia: anche qui il focus è sulla mercificazione del corpo delle donne, sull’utilizzo di immagini private e intime, che violano la privacy delle vittime.

L’azienda trevigiana che ha allertato la Polizia Postale, ha rilevato immagini provenienti dal almeno 2000 impianti di videosorveglianza, di cui 150 in Italia.

In questo articolo analizzeremo insieme i “possibili perché” di questi scandali e le “possibili misure di prevenzione” contro le minacce che provengono principalmente dalla non corretta gestione delle immagini e che, diffuse in rete, assumono i contorni di un fenomeno allarmante e dalle proporzioni significative. Prima di procedere e senza entrare troppo nei dettagli, delineiamo brevemente i contorni dei due scandali.

 

Chiuso il sito gestito dal 45enne campano, già indagato nel 2019, e gruppi sessisti su Facebook!

Cosa è successo: la Polizia Postale ha individuato una piattaforma sessista e gruppi Facebook con migliaia di iscritti dove venivano pubblicate immagini private e intime di donne che non avevano prestato il loro consenso alla pubblicazione.

Con quale scopo: uno dei gruppi Facebook era principalmente frequentato da mariti arrabbiati che pubblicavano immagini delle ex mogli, chiedendo poi un riscatto per la rimozione. Il sito sessista era gestito da un 45enne di origini campane, già indagato nel 2019, che operava dalla Toscana con lo stesso scopo, mietere soldi dalle vittime.

 

Telecamere-spia riprendono dettagli intimi delle persone e le immagini finiscono in rete a disposizione di tutti!

Non meno grave è ciò che è successo a un personaggio noto dello spettacolo che, grazie alla segnalazione di un suo seguace, ha trovato in rete un video della sua compagna, ripreso da una telecamera del suo impianto di videosorveglianza e disponibile a sua insaputa, su una piattaforma che offriva anche altri contenuti e che, dietro il pagamento di un compenso, consentiva di acquistare pacchetti per prendere il controllo delle apparecchiature per poterne disporre a proprio piacimento l’orientamento.

A detta dell’azienda trevigiana, stiamo parlando di telecamere acquistate nei centri della grande distribuzione e installate direttamente dagli interessati, dotate sì, di software di gestione e password per la tutela e la salvaguardia della privacy dei titolari degli impianti, ma facilmente hackerabili.

 I possibili perché dei due scandali: Vendetta privata, linciaggio mediatico, desiderio di ricchezza, abuso, superficialità nella gestione delle immagini, assenza di principi morali…

Violazione della normativa sulla privacy (con reato di interferenze illecite nella vita privata) e diffusione non consensuale di materiale intimo online: sono solo alcuni dei rischi che il Garante della privacy cerca di mitigare con le normative contenute nel GDPR e che troppo spesso vengono aggirate o sottovalutate.

In entrambi gli scandali emerge una costante: la gestione non corretta delle immagini private e intime. Le ragioni per cui ciò è avvenuto deve essere analizzato da due punti di vista: da quello della vittima e da quello dell’autore della violazione, per poter valutare le possibili misure da adottare a tutela delle persone, affinché non diventino vittime di persone prive di scrupoli.

La vittima della violazione della privacy agisce confidando nel buon senso altrui, affidando alle persone sbagliate le proprie immagini e le proprie informazioni, condividendo sui social network immagini, posizione e molte altre informazioni sulle proprie abitudini e preferenze. Presume di interagire con persone che sappiano custodire le proprie confidenze e invece, come nel caso dei gruppi Facebook sessisti, sono proprio le persone più vicine a tradire.

Quando è gratuito, il prodotto sei tu!

Pensa a tutte le app che utilizziamo gratuitamente, sottovalutando il fatto che quella stessa app, per funzionare, abbia accesso al nostro device e raccoglie immagini, conversazioni, abitudini e le usa per profilare campagne promozionali o peggio, per agire a nostra insaputa nel web.

Nello scandalo delle telecamere-spia, la vittima della violazione ha acquistato apparecchiature di largo consumo confidando di disporre di un prodotto di qualità, trascurando invece di dover affidare a esperti della sicurezza la progettazione dell’impianto di sorveglianza e della rete internet, per prevenire ed eventualmente neutralizzare attacchi hacker.

Il gestore del sito sessista ha mercificato le immagini provenienti da vari canali per chiedere alle vittime un compenso per la rimozione. “I paparazzi” pedinano persone note per carpire foto particolari e poi venderle a riviste di gossip, ad agenzie di stampa, a siti web e aziende… nell’era del digitale basta un clic e la diffusione del contenuto in rete è massiccia.

I mariti arrabbiati hanno diffuso immagini private delle loro ex mogli in cerca di vendetta o di soldi, venendo meno a quel patto di fiducia e riservatezza che si instaura in una relazione coniugale e sottovalutando l’impatto dello scandalo sulla vita sociale e privata dell’ex moglie e dei propri figli.

Il gestore del sito che offre le immagini video rubate dalle telecamere degli impianti di videosorveglianza, con il suo sito, dichiara di voler sensibilizzare gli utenti sulla vulnerabilità di dispositivi hardware e software, ma in realtà vende contenuti intimi e pacchetti che danno la possibilità di prendere il controllo delle apparecchiature.

 Cosa fare per evitare che qualcuno sottragga dati o faccia un uso improprio delle proprie immagini?

Non esiste un rimedio certo o “una sola soluzione” per scongiurare il ripetersi di scandali del genere e proteggere i propri dati e immagini. La diffusione del digitale amplifica tutto e le frodi informatiche e i furti di identità sono in vertiginoso aumento.

Tuttavia ci sono comportamenti che si possono assumere per evitare situazioni rischiose: misure di prevenzione e protezione contro il rischio di finire vittima di persone senza etica.

I 10 comportamenti che fanno la differenza per la tua sicurezza digitale

  1. Resta sempre vigile. Diffida delle offerte troppo convenienti e veloci, ricorda che la strada più semplice non sempre è la migliore.
  2. Agisci con etica e riservatezza. Rispetta le informazioni (foto, documenti, video, confidenze) che ti sono state affidate, custodendole senza divulgarle.
  3. Controlla la condivisione. Utilizza correttamente le immagini custodite nel tuo dispositivo. Evita di condividerle con persone conosciute da poco o che ostentano atteggiamenti ambigui. Un’immagine nelle mani sbagliate, può causare danni inimmaginabili.
  4. Sii discreto sui social. Evita di condividere sui social informazioni sensibili: foto, video, abitudini, emozioni, per evitare di essere notati da soggetti pericolosi e privi di principi morali.
  5. Resta sempre informato. Partecipa a webinar sulle frodi informatiche o leggi articoli in tema per imparare a riconoscere i segnali di pericolo.
  6. Diffondi una cultura etica. Aiuta a rieducare le persone accanto a te al rispetto dei valori che governano la comunità civile.
  7. Affidati a esperti. Quando devi progettare un sistema di sorveglianza, affidati a professionisti esperti che siano in grado di affiancarti con etica nel processo di progettazione, installazione e gestione delle apparecchiature.
  8. Acquista da rivenditori specializzati. Acquista da canali sicuri e affida la gestione delle tue password a sistemi di crittografia ad elevata sicurezza.
  9. Cambia le password. Sostituisci sempre la password di default fornita dal fornitore e impostane una forte, che sia complicata da hackerare.
  10. Attiva l’autenticazione a due fattori. Aggiungi questo livello di sicurezza per l’accesso ai dispositivi da remoto.
I dieci comportamenti che fanno la differenza per la tua sicurezza digitale
I dieci comportamenti che fanno la differenza per la tua sicurezza digitale

Questi comportamenti ti aiutano a riprendere il controllo sulla tua vita digitale. Se non condividi le informazioni sensibili, se non le esponi, non possono essere rubate. 

Questo principio di base è la prima e più potente barriera contro chi cerca di sfruttare la nostra privacy.

La strada più facile e veloce può sembrare la migliore, ma spesso è la più pericolosa. Se acquisti telecamere di largo consumo, ignorando la progettazione professionale e l’analisi del rischio, è come scegliere un sentiero comodo che, però, non ti porterà mai in cima. Se le strade impervie ci spaventano, non potremo ammirare tutto il paesaggio che sta al di là della cima.

Affidarsi a esperti non significa complicarsi la vita, ma garantirsi una vista sicura e senza rischi, sapendo che ogni aspetto: dall’installazione alla gestione delle password, è stato curato con etica e competenza.

La sicurezza non è un’opzione, ma un investimento nella tua serenità.

Non perdere i prossimi articoli di approfondimento. Vedremo insieme cosa succede quando non ci si rivolge ad aziende e professionisti specializzati nella sicurezza e Come gestire correttamente le immagini private e intime senza violare la privacy degli interessati.

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