Dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, la legge n. 132/2025 per la disciplina nazionale sull’Intelligenza artificiale è entrata in vigore il 10 ottobre.
La legge regola l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale nei diversi settori dell’attività economica, amministrativa e sociale, introducendo nuove aggravanti e nuovi reati, a cui precedentemente venivano applicate norme pensate per fattispecie diverse, ed evitando così il ricorso a costruzioni interpretative forzate.
In considerazione di tutti i casi che si sono verificati di recente, è nata l’esigenza di una disciplina chiara e specifica per la tutela delle persone e dei diritti fondamentali, minacciati dalla rapida diffusione degli strumenti informatici e dell’uso improprio dell’intelligenza artificiale, e di adeguare il diritto penale e commerciale ai nuovi reati, resi possibili dalla tecnologia.
L’art. 612-quater del codice penale disciplina il “reato di illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale”, stabilendo che chiunque, senza il consenso dell’interessato, ceda, pubblichi o diffonda immagini, video o voci falsificati o alterati mediante AI, idonei a indurre in inganno sulla loro genuinità, sia punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Come è punito il reato di deepfake?
Il reato è punibile a querela dell’offeso, ed è procedibile d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di una persona incapace per età o per infermità, se è connesso con un delitto perseguibile d’ufficio oppure se è rivolto contro una pubblica autorità.
Il reato di illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale o deepfake si colloca tra i delitti contro la libertà morale e tutela la dignità, la reputazione e l’identità personale delle vittime di manipolazioni digitali.
Il termine Deepfake nasce dalla combinazione di due specifiche componenti che spiegano come sia possibile che l’intelligenza artificiale e l’apprendimento profondo possano essere impiegati per creare o alterare contenuti audio e video iper-realistici e falsi.
Quali sono le minacce del deepfake?
Abbiamo già avuto dimostrazioni reali di quali sono gli ambiti di applicazione del deepfake dalle notizie diffuse dai media su truffe realizzate utilizzando il volto o la voce di una persona per eludere i sistemi di sicurezza biometrici, per estorcere denaro dalle vittime o ancora sulla diffusione di video/audio compromettenti per ricattare o diffamare la vittima.
Il deepfake arreca sicuramente danni all’identità, alla reputazione e alle finanze della vittima.
Come vengono usati i deepfake?
Truffe vocali. Ricevi una telefonata da un numero sconosciuto. Sebbene tu risponda, dall’altro capo del telefono nessuno parla! Presta attenzione a questa circostanza, potrebbero registrare la tua voce per clonarla ed eludere sistemi di sicurezza o estorcere denaro ai tuoi conoscenti. Oppure ricevi una telefonata con la voce clonata di tuo figlio o del tuo datore di lavoro che ti chiede di eseguire un bonifico istantaneo, agisci con prudenza ed esegui il protocollo del canale secondario, più avanti illustrato.
Deepfake Video. Ricevi una video-chiamata o un messaggio video che ti induce a divulgare dati sensibili o ad accedere a link malevoli.
Estorsione. Vengono diffuse in rete immagini video iper-realistiche alterate e sei indotto a pagare per farle rimuovere.
Deepfake finanziario. Non danneggia solo la tua reputazione, ma svuota il tuo conto corrente. Un finto video che sembri provenire dalla tua banca, può spingerti a cliccare su un link per “verificare la sicurezza del conto”, rubando le credenziali e azzerando in pochi minuti il tuo conto.
La voce clonata o un video deepfake che riproduce l’aspetto e il labiale del tuo CEO che ordina un trasferimento di capitale a un fornitore pinco pallino… è già successo, svariate volte!
Come si previene il deepfake?
Fino a poco tempo fa i Deepfake venivano perseguiti attraverso l’estensione di reati esistenti (come Diffamazione o Frode Informatica); con l’art. 612-quater c.p. il legislatore ha senz’altro riconosciuto un’identità giuridica distinta al reato e una tutela specifica alle vittime, ma non basta.
Come per la gestione delle altre minacce, anche per il Deepfake, è necessario adottare misure preventive per agire prima che si compia il fatto ed evitare di finire vittima.
La prevenzione è importante almeno quanto le misure di protezione, perché è una misura a tutela dell’identità, della reputazione e delle finanze dell’interessato.
Combinando la formazione a contromisure specifiche alle singole minacce, è possibile contrastare gli attacchi deepfake.
Cosa fare per contrastare il Deepfake?
Vediamo insieme alcune misure da adottare per contrastare il fenomeno.
Protocollo del canale secondario. Quando ricevi una richiesta vocale o video, non agire d’impulso. Verificala con un messaggio di testo o con una parola chiave concordata. Se ricevi una telefonata da un numero sconosciuto con la voce di tuo figlio che ti chiede di eseguire un bonifico istantaneo per gestire un’emergenza, prendi fiato e, prima di agire, ponigli una domanda a cui solo lui può rispondere.
Protocolli per le urgenze. Addestra i tuoi dipendenti a diffidare dalle richieste di pagamento che invocano segretezza o urgenza. Definisci bene le circostanze in cui potresti chiedere loro di eseguire pagamenti urgenti e addestrali ad avviare verifiche di secondo livello nel caso in cui dovessero ricevere richieste urgenti, con codici di sicurezza che solo tu puoi conoscere.
Liveness detection. Implementa il sistema di rilevamento della vitalità ai tuoi sistemi di autenticazione biometrica, per accertarti che la richiesta non arrivi da un’immagine iper-realistica o da un video pre-registrato.

Perché è importante usare misure preventive per contrastare il deepfake?
Prevenire è meglio che curare! Intervenire con azioni preventive è meglio che correre ai ripari quando il fatto è già avvenuto.
L’introduzione dell’art. 612-quater c.p. è un punto di svolta nel panorama legislativo italiano, che definisce una linea giuridica distinta per il deepfake e può essere inteso come strumento di dissuasione per i malintenzionati e di tutela per le vittime, ma agire prima, con un’opportuna formazione e protocolli specifici, rappresenta per le persone e per l’intera comunità la vera difesa contro i deepfake.
Come il furto, anche il deepfake, oltre all’identità e alla reputazione, colpisce il patrimonio e la libertà morale, ed è punibile a querela dell’offeso. Nel prossimo articolo analizzeremo come la Riforma Cartabia abbia influenzato la procedibilità dei reati di furto, frode e delle nuove minacce digitali.
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