Quando pensiamo a un furto in azienda o negli uffici pubblici, l’immagine che ci viene subito in mente è quella di malviventi che portano via casseforti, computer portatili o costose attrezzature da lavoro. Merce ingombrante, insomma, facile da piazzare sul mercato nero.
Un recente fatto di cronaca accaduto a Casalnuovo di Napoli ci dimostra però che la realtà della sicurezza è molto più complessa. Dalle scrivanie degli uffici delle Politiche Sociali del Comune sono sparite alcune pendrive (chiavette USB) e i file presenti sui computer sono stati deliberatamente cancellati.
Il caso di Casalnuovo ci insegna che un’intrusione non deve per forza svuotare un magazzino per mettere in ginocchio un’organizzazione. Una singola chiavetta USB o un hard disk esterno lasciati in un cassetto non protetto possono contenere informazioni vitali: dati sensibili dei clienti, progetti industriali, cartelle cliniche, bilanci o dati fiscali.
Se questi supporti vengono sottratti, il danno non è il valore economico dell’oggetto (poche decine di euro), ma il blocco totale delle attività, le pesantissime sanzioni legate alla violazione del GDPR (data breach) e il danno reputazionale. Se a questo si aggiunge la cancellazione dolosa dei dati dai PC aziendali (il cosiddetto data wiping), senza una strategia di protezione e recupero l’azienda rischia la chiusura temporanea o, nei casi peggiori, definitiva.
Questo episodio ci invita a riflettere su un rischio che molte organizzazioni – dalle Pubbliche Amministrazioni alle Piccole e Medie Imprese (PMI) – continuano a sottovalutare: il valore critico dei dati e la vulnerabilità degli spazi fisici in cui sono custoditi.
I rischi della mancata protezione degli ambienti di lavoro e delle aree riservate
Lasciare varchi d’accesso non monitorati, uffici sensibili aperti al pubblico o aree riservate prive di controllo significa servire su un piatto d’argento i propri dati a chiunque abbia cattive intenzioni. I rischi principali includono:
- Accesso incontrollato ai server e ai NAS: Un malintenzionato che riesce a introdursi fisicamente nella stanza dove si trova il server o il NAS (Network Attached Storage) può scollegarlo e portarlo via, oppure infettarlo direttamente tramite una porta USB, aggirando qualsiasi barriera digitale.
- Furto di attrezzature strategiche: Dispositivi di rete, router e backup fisici sono il cuore pulsante della rete aziendale. La loro sottrazione blocca la produttività di tutti i dipendenti.
- Mancanza di una cultura della sicurezza interna: Scrivanie disordinate con password scritte su post-it, cassetti contenenti hard disk non chiusi a chiave e dispositivi lasciati incustoditi durante le pause sono l’anello debole della catena.
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Proteggere un’organizzazione richiede un cambio di mentalità. Non basta installare un software o mettere un lucchetto alla porta principale. È necessario un approccio che unisca la sicurezza degli spazi fisici a quella dei dispositivi:
- Controllo degli accessi e monitoraggio delle aree riservate: Regolare e tracciare chi entra e chi esce dagli uffici, soprattutto nelle stanze dove sono custoditi server, archivi e dispositivi di rete.
- Protezione fisica dell’hardware (Server e NAS): I NAS e i server di backup non dovrebbero mai essere visibili o facilmente accessibili. Devono essere custoditi in armadi rack blindati e in stanze dedicate e protette.
- Politiche di “Scrivania Pulita” e Cifratura: Educare il personale a non lasciare supporti digitali (pendrive, hard disk) incustoditi e assicurarsi che tutti i dati salvati su dispositivi mobili siano cifrati (crittografati), rendendoli illeggibili in caso di furto.
- Backup immutabili e dislocati: Se i ladri cancellano i dati dai PC (come successo a Casalnuovo), l’azienda deve poter contare su un sistema di backup isolato dalla rete principale (offline o in cloud sicuro), che permetta di ripristinare tutto in pochi minuti.

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